XI. CAMERA NERA

“Artemisia Gentileschi, dal nome favoloso e serico come le pitture del padre, ci pare l’unica donna in Italia che abbia mai saputo cosa sia pittura, e colore, e impasto, e simili essenzialità; da non confondere adunque con la serie sbiadita delle celebri pittrici italiane; e ai suoi tempi non si potrebbe trovarle paragone”.

“La signorina Artemisia dovette essere molto precoce in ogni cosa – si consulti al proposito il resoconto del processo del Tassi – e così in pittura, se verso il 1612, a quindici anni, quando il Tassi le insegnava, fra l’altro, la prospettiva, essa dipingeva il ritratto di un putto”.

“Noi non dubitiamo ch’essa calcasse allora moderatamente le orme paterne, e si tratterebbe perciò di rinvenire qualche opera che appaia sulle tracce di Orazio, ma con qualche a tentoni giovenile, e magari di senso femminile”.

Roberto Longhi, Padre e Figlia, L’Arte, 1916

 

 

Barbara STROZZI
Udite amanti - L’Eraclito amoroso (Cantate, arie e duetti Op. 2, Venezia, Angelo Gardano, 1651)

 

Udite amanti la cagione, oh Dio!
Ch'a lagrimar mi porta:
Nell'adorato e bello idolo mio,
Che si lo credei, la fede è morta.
Vaghezza ho sol di piangere,
Mi pasco sol di lagrime,
Il duolo è mia delizia
E son miei gioie i gemiti.
Ogni martire aggradami,
Ogni dolor dilettami,
I singulti mi sanano,I sospir mi consolano.
Ma se la fede negami
Quell' incostante e perdo,
Almen fede serbatemi
Sino alla morte,
O lagrime!Ogni tristezza assalgami,
Ogni cordoglio eternisi,
Tanto ogni male afigami
Che m'uccida e sotterrimi

 

 

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