III. PADRE

La relazione tra Artemisia e suo padre non fu delle più facili. Lei non era solo la figlia di Orazio Gentileschi, era anche la prima e la migliore dei suoi apprendisti.

Durante il processo per stupro, intentato contro Agostino Tassi, la vita privata dei Gentileschi fu indagata ed esposta pubblicamente, criticata l’educazione morale della ragazza, messa indubbio l’onestà del padre. Nonostante avesse vinto la causa, Artemisia abbandonò Roma subito dopo il processo per evitare lo scandalo e le maldicenze.

Tornò a Roma varie volte, nei suoi spostamenti per l’Italia, sebbene i rapporti con Orazio fossero tesi.

Orazio, da parte sua, continuò a sostenerla tra i committenti più potenti invitandola spesso a collaborare.

Artemisia probabilmente fu a Genova con il padre nel 1624, quando lui era nella città ligure a lavorare per la famiglia Doria, e, un anno prima della sua morte, nel 1638, Orazio la invitò a raggiungerlo in Inghilterra, alla Corte di Re Carlo I, per aiutarlo a terminare la sua ultima opera, Il Trionfo della Pace e delle Arti, a decorazione del soffitto della Casa delle Delizie della Regina Enrichetta Maria a Greenwich.

Orazio morì in Inghilterra, inaspettatamente, assistito dalla figlia.

 

 

Giovanni Maria TRABACI (1575 – 1647)
Consonanze stravaganti (Il secondo libro de ricercate & altri vari capricci, Napoli, Giacomo Carlino, 1615)

 

 

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